domenica 27 novembre 2016

Analisi della legge regionale nr. 19 della regione Emilia Romagna

Come cittadino di questa regione e come madre mi preme far capire la gravità della legge numero 19 promulgata, e poi pubblicata il giorno 25 novembre con efficacia a partire da oggi, 26 novembre 2016.

Tale legge intende riformulare il sistema educativo della fascia 0 – 3 anni della regione Emilia Romagna e con questo articolo ho intenzione di andare ad esporre i punti critici e discriminatori di tale legge.
Nell'articolo 1, comma 1 si parla del rispetto della normativa nazionale e internazionale, punto ribadito anche all'interno del comma 3 dello stesso articolo. Si vuole far credere quindi che tale legge sia in linea con quella che è la normativa e le raccomandazioni europee e internazionali.
Sarebbe opportuno però ricordare alla regione che in ambito europeo non esistono raccomandazioni in merito ad una normativa su un obbligo vaccinale o discriminazioni che potrebbero essere messe in atto per indurre ala vaccinazione.
In questa pubblicazione http://www.eurosurveillance.org/images/dynamic/EE/V17N22/art20183.pdf, ritroviamo infatti una raccomandazione generica improntata sul rispetto delle individualità di ciascun paese, poiché la questione “obbligo si, obbligo no” coinvolge allo stesso tempo diverse questioni etiche, storiche, culturali e di usi e costumi, quindi non si può fare un auspicio unidirezionale a livello europeo. Rendere i vaccini obbligatori potrebbe essere un metodo per conformare l'adesione ai programmi vaccinali, tuttavia molti programmi europei sono efficaci anche se con adesione su base volontaria, quindi raccomandati. Tra i paesi con vaccinazioni obbligatorie e quelli senza obbligo, non vi sono sostanziali differenze, poiché come si evince dallo studio, non è certo la parola “obbligatorio” a fare la differenza, bensì un'insieme di fattori, tra i quali troviamo: i vaccini combinati, l'incidenza del costo sul destinatario d'uso, il tipo di offerta, le campagne informative e promozionali, strategie comunicative, la presa di coscienza della cittadinanza sui problemi di salute pubblica e le sue soluzioni.
Come cittadina di questo paese, vorrei fare un cartellone pubblicitario con questa parte della discussione: “Un sistema sanitario nazionale dovrebbe promuovere e offrire attivamente quei vaccini di cui ne è stata provata la sicurezza, l'efficacia e con un impatto positivo sulla salute pubblica. In un mondo dove la cittadinanza crede nelle autorità sanitarie, maggiore uniformità può essere stabilita insieme alle raccomandazioni.”

Nell'articolo 2 si parla della crescita e della formazione, della garanzia al diritto all'educazione e al rispetto dell'identità individuale, culturale e religiosa. Articolo nettamente in contrasto con ciò che ritroviamo poi in altri punti seguenti a questo.
Secondo tale legge un nido ha finalità di formazione e socializzazione, di sviluppo di un benessere psicofisico, relazionale, affettivo e sociale.
L'articolo 2 dovrebbe rendere chiaro ai nostri rappresentanti che un asilo nido non è un “parcheggio”, termine che personalmente ritengo denigratorio, ma anche un'occasione di sviluppo del bambino. Lo stesso principio di sviluppo dell'individuo vale anche per i servizi educativi integrativi descritti all'interno dell'articolo 3. Si auspica persino integrazione e collaborazione fra i diversi servizi educativi della prima infanzia per garantire qualità e coerenza dei servizi.

Si ritiene quindi che questi spazi siano fondamentali, viene perciò da chiedersi per quale motivo nell'articolo 6 comma 2 ritroviamo quanto segue:

Quindi per accedere ai servizi educativi e ricreativi nella fascia 0 – 3 anni risulta come requisito imprescindibile l'aver effettuato le quattro vaccinazioni obbligatorie: anti difterica (ex lege 891/1939), anti tetanica (ex lege 292/1963), anti poliomielitica (lex 581/1966) e anti epatite b (lex 165/1991). Il motivo addotto sarebbe il rischio di un ritorno di tali malattie che si riteneva fossero state debellate, peccato che in altri paesi dell'Unione Europea vi siano percentuali addirittura inferiori alle coperture vaccinali italiano ma non vi sono epidemie.
Tale articolo risulta quindi nettamente in contrasto con tutto quello che è il contenuto della normativa, incluso anche l'articolo successivo che parla di integrazione anche dei bambini disabili e dei bambini che si ritrovano in situazioni di disagio relazionale e socio culturale.

Un cenno dovuto, per onore di cronaca: il presunto caso di difterite era in realtà un nodulo in cui è stato trovato il batterio della difterite. Vorrei ricordare alle autorità che chiamare difterite un caso di difterite cutanea, che non è mai stata debellata come patologia, lasciando intendere che si tratti di difterite delle vie respiratorie, è punibile come procurato allarme.

Personalmente ritengo che a molti sia sfuggito l'articolo 9, dove vengono inclusi nell'applicazione dell'articolo 6 anche gli spazi gioco.
Che cosa significa? Che se tu genitore non vuoi sottoporre alle vaccinazioni antipolio, antitetanica, antidifterica e antiepatite B tuo figlio, non puoi portarlo al nido, agli spazi gioco, ai baby parking. Insomma si viene esclusi dalla vita sociale, la stessa che si inneggia negli altri articoli.

A questo punto la domanda provocatoria credo sia d'obbligo: come intendono distinguere i vaccinati dai non vaccinati? Dovremo cucire delle stelle di David sulle giacché dei nostri bambini? Presentare una tessera, un simbolo di riconoscimento?


No, la risposta è molto più semplice. Nell'articolo precedente avevo parlate della relazione sugli obiettivi del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale per il periodo 2016 – 2018, che trovate qui https://liberidallobbligovaccinale.blogspot.it/2016/11/salvea-tutti.html
Nel punto 5 degli obiettivi del PNPV si parla proprio di questo, una sorta di database con tutti i dati di tutte le persone che non hanno vaccinato o non hanno seguito il calendario. Quindi quel registro non servirebbe solo per i medici o i genitori, violando qualsiasi diritto alla tutela della privacy ma anche per quanto riguarda le strutture destinate ai bambini nella fascia 0 – 3 anni.

In seguito alla lettura di questo articolo risulta evidente che nemmeno la cosiddetta “ultima spiaggia” è fattibile, quindi l'opzione della baby sitter o della tagesmutter, risulterebbe non realizzabile.
A tal proposito, il deterrente perfetto lo si trova all'interno dell'articolo 20, comma 2.


La questione che qualsiasi persona si pone è: io non posso permettermi di pagare una sanzione amministrativa così alta, quindi non rischio. E quindi quale potrebbe essere una soluzione?




Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

Il presidente Bonaccini continua a dichiarare che tale norma entrerà in vigore a maggio/giugno 2017 e che entro un mese ci saranno solo le definizioni sulla questione delle limitazioni, che ci sarà tempo di effettuare e recuperare le vaccinazioni senza fretta, e che questa legge non riguarda questo anno scolastico.
Peccato che leggendo l'ultima parte della legge pubblicata sul Bollettino Ufficiale della regione Emilia Romagna si evince che il presidente ha dichiarato cose non vere: la legge è attiva sin da oggi, spetta a tutti di farla rispettare e riguarda anche l'attuale anno scolastico in corso.

Ovviamente ci si augura che queste dichiarazioni non siano state fatte in maniera intenzionalmente errate, però un dubbio è lecito avercelo.

Altri dubbi leciti sono ad esempio il fatto che i bambini sieropositivi o con epatite b possono frequentare e sono tutelati dalle leggi sulla privacy e contro la discriminazione.
Un dubbio lecito è quello che riguarda i familiari, i conviventi e gli operatori dei servizi educativi i quali non sono obbligati ad effettuare i richiami come da calendario vaccinale.
Infine sarebbe lecito sapere se tale legge si applica anche ai turisti che si recano nella nostra regione, soprattutto per il periodo estivo sulla costiera romagnola.

Ad alcune di queste domande, il presidente Bonaccini, insieme all'Assessore alla Sanità Sergio Venturi, hanno risposto nel video effettuato in diretta tramite Facebook in data 25 novembre di cui a breve posteremo una analisi “a mente fredda”.

Sempre a mente fredda l'unica conclusione valida visti gli accadimenti degli ultimi giorni, sembra quasi una azione intrapresa per “creare” posti negli asili nido. Se si limita l'accesso ai nidi e ai servizi ricreativi, magicamente si possono creare posti nelle graduatorie, di modo che a coloro che non ne sanno molto, sembra che questa riforma sia utile mentre è meramente discriminatoria e basta.

Ana Diana Demian

Presidente LOV – Liberi dall'Obbligo Vaccinale

giovedì 24 novembre 2016

Relazione incontro del 20 novembre

Salve a tutti. Ringraziamo anzitutto, tutti coloro che in data 20 novembre hanno partecipato al convegno di presentazione della nostra associazione. Speriamo di iniziare a farne in tutte le città, non solo della regione Emilia Romagna.

Ringraziamo coloro che il giorno 22 novembre ha partecipato sia internamente che esternamente alla seduta di discussione della Giunta Regionale, anche se sappiamo ormai quali siano stati gli esiti della giornata. Ringraziamo coloro che si sono espressi in maniera contraria a questa proposta di legge.

In merito alla proposta, stiamo procedendo a studiare insieme ad alcuni legali di fiducia, le vie di ricorso migliori, per chi volesse rimanere aggiornato, vi chiediamo di richiedere iscrizione alla news letter inviando una e-mail al seguente indirizzo: info.liberidallobbligo@gmail.com

In merito all'incontro avvenuto in data 20 novembre, su richiesta di alcuni di voi, metterò qui di seguito i relativi punti trattati che riguardano sia le motivazioni di noi genitori, del perché non vogliamo l'obbligo, sia altre questioni che ci lasciano perplessi. Non si parla difatti della questione “vaccino si, vaccino no” quanto piuttosto della mancanza di fiducia dei genitori nei confronti delle istituzioni.

Vaccinazioni obbligatorie attuali - Ad oggi in Italia sono 4 le vaccinazioni obbligatorie:

- Tetano (Legge del 20 marzo 1968 n. 419)

- Poliomielite (Legge del 4 febbraio 1966 n. 51)

- Difterite (Legge del 6 giugno 1939 n. 891 – Legge del 27 aprile 1981 n. 166)

- Epatite B (Legge del 27 maggio 1991 n. 165)


I vaccini facoltativi: pertosse, emofilo di tipo B, pneumococco, rotavirus, morbillo, parotite, rosolia, varicella, meningococco C o formulazioni con altri sierotipi, epatite A, influenza.


Vista la proposta di legge numero 2880 approvata dalla nostra regione in data 22 novembre, un genitore potrebbe pensare che se effettua le quattro vaccinazioni obbligatorie, non dovrebbe avere problemi per l'ammissione del figlio ai servizi nella fascia 0 – 3 anni. ERRATO.


Invito tutti a leggere il Piano di Prevenzione Vaccinale per il periodo 2016 – 2018: http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1955037.pdf


Dopo una attenta lettura e riflessione in merito al piano di prevenzione vaccinale, risultano alquanto evidenti i seguenti punti:


Nel punto primo risulta alquanto evidente che la questione delle coperture vaccinali non riguarda una presunta immunità di gregge quanto una questione di legge del mercato su domanda e offerta. In un libero mercato, la quantità richiesta di un bene, è inversamente proporzionale al prezzo del bene stesso. Quindi se lo Stato italiano riesce a stimolare la richiesta di questi beni (vaccini), riesce anche a contrattare in modo vantaggioso sul costo di tale bene.


Al punto secondo si definisce come fondamentale realizzare strutture organizzative che possano gestire l'incremento dei volumi.

Quindi al punto primo ci si auspica che crescano le coperture di modo che si riesca a contrattare con maggior margine in merito al costo delle vaccinazioni e al secondo punto si auspica di attuare una organizzazione che possa soddisfare tutte le richieste.


Al punto 3, come si evince dall'immagine, ci si auspica di rendere le vaccinazioni gratuite, con le nostre tasse ma gratuite.

Al punto quattro si discute in merito alla legislazione in ambito vaccinale. Ci si auspica di seguire una linea unica nazionale, che per noi comuni mortali è traducibile in due scelte: o tutti i vaccini obbligatori in tutte le regioni oppure nessun vaccino obbligatorio nelle regioni, sul modello del Veneto.

Visti però i recenti accadimenti, possiamo presumere che si vuole puntare sul rendere obbligatori tutti i vaccini in tutta Italia.



Nel punto 5 possiamo notare come si vorrebbe creare una sorta di database con tutti i dati di tutte le persone, riferito anche alla questione vaccinazioni, consultabile però sia dai medici che dalle persone. Quindi a causa di un registro del genere si potrebbe andare incontro a un serio rischio di discriminazione ed emarginazione delle persone che hanno scelto di non vaccinare o seguire un calendario personalizzato.


Il punto 10 lo ritengo essere un affronto per questo paese che si reputa ad oggi democratico. Rivedere e standardizzare una legge, che già di per sé non permette a tutti coloro che si sentono danneggiati di effettuare una richiesta di indennizzo, è un insulto alla civiltà. Questa legge è nata dopo che moltissimi danneggiati si sono fatti valere di fronte alle istituzioni. Cambiare tale legge è uno sbeffeggiare i danneggiati e coloro che negli anni seguenti hanno ricevuto un indennizzo per i danni arrecatigli dalle vaccinazioni.

La situazione legislativa attuale vede molte regioni con proposte di legge o mozioni avanzate in merito alla fascia 0 – 3 anni, tra cui Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Friuli Venezia Giulia.

Come risulta evidente dalla lettura delle varie proposte di legge, creare dei nidi privati o familairi, non a norma, non sarebbe proprio la scelta più adatta e consona. Dobbiamo infatti dare il buon esempio ai nostri figli e dimostrare che non cerchiamo scappatoie bensì vogliamo e pretendiamo che vengano rispettati i diritti dei bambini.
Per tutti i genitori che vogliono unirsi nella lotta all'obbligo, vi allego qui di seguito i link ai vari gruppi di genitori che si stanno organizzando.

Genitori de NO Marche https://www.facebook.com/groups/1431349176877087/

Genitori del NO Emilia Romagna https://www.facebook.com/groups/524345757775541/

Genitori del NO Toscana https://www.facebook.com/groups/223043398091541/

Genitori del NO Lazio https://www.facebook.com/groups/273524666383519/

Genitori del NO Lombardia https://www.facebook.com/groups/1766415830271653/

Genitori per la libertà di scelta- Friuli Venezia Giulia - Triestehttps://www.facebook.com/groups/333803580333737/


Grazie a chi vorrà lottare insieme a noi per questa guerra di civiltà. Qui non è una questione di “vaccino si, vaccino no” qui parliamo di gravissimi fattori di discriminazione nei confronti di minori.


Ana Diana Demian

Presidente LOV – Liberi dall'Obbligo Vaccinale

venerdì 18 novembre 2016

La Difterite

La difterite: considerazioni generali

Le informazioni generiche sono su epicentro.iss.it: l’agente patogeno è il batterio Corynebacterium diphtheriae, del quale sono conosciute 4 varietà (var): mitis, intermedius, gravis ed infine belfanti, cui corrispondono almeno 57 sierotipi ed almeno 19 tipi fagici. L’incubazione dura dai due (2) ai cinque (5) giorni.
Quando l’infezione riguarda l’apparato orofaringeo, i primi sintomi sono mal di gola, perdita dell’appetito e febbre leggera: entro due o tre (2/3) giorni, sulla superficie delle tonsille e della gola si forma una caratteristica membrana grigiastra, dai margini infiammati, che può anche sanguinare e assumere un colore verdastro o nero. Altri sintomi associati all’infezione possono essere gonfiore del collo e ostruzione delle vie respiratorie. Generalmente la difterite ha un decorso benigno. Chi sviluppa la patologia viene trattato immediatamente con antitossina (se necessario) ed antibiotici (eritromicina o penicillina), quindi viene
messo in isolamento per evitare che contagi altre persone. In genere, già dopo due giorni di terapia non si è più contagiosi.
La tossina prodotta (identica per tutti le 4 principali varietà e nei 57 sierotipi di Corynebacterium diphtheriae) si diffonde attraverso il flusso ematico ed i suoi effetti avvengono sia localmente(interessando le prime vie respiratorie, formandovi placche e membrane che riducendo lo spazio per il passaggio dell’aria rendono difficoltosa la respirazione), sia a distanza dalla zona di infezione(soprattutto a livello cardiaco e sul sistema nervoso). Gli organi coinvolti localmente variano a seconda del sierotipo di batterio: il più diffuso colpisce gola, naso e talvolta le tonsille.
Nei Paesi con clima temperato si diffonde durante i mesi invernali, trasmettendosi per contatto diretto con una persona infetta o, più raramente, con oggetti contaminati da secrezioni delle lesioni di un paziente.
Qui potete trovare un approfondimento su tale patologia.
In Italia la vaccinazione antidifterica risulta obbligatoria per legge (Legge 6 giugno 1939, n° 891),può essere imposta con la forza solo se si tratta di incuria/maltrattamento.



Ritroviamo in questo studio quanto segue: “Il popolo eschimese è molto sensibile alle infezioni respiratorie superiori a contatto con il mondo esterno. Le infezioni batteriche ordinarie si verificano raramente. Difterite e scarlattina sono patologie clinicamente sconosciute. […] l’immunità alla malattia ed i test cutanei negativi dipendono dalla presenza di antitossine. Questo è interpretato come dovuto ad immunità ereditaria naturale dipendente da qualche meccanismo antitossico non specifico”


Vaccinazione antidifterica

Per quanto riguarda il vaccino antidifterico singolo dell'Istituto Sierologico dello Stato della Danimarca, possiamo leggere a questo link il bugiardino.
I problemi subentrano per il fatto che attualmente il vaccino in formulazione singola non viene importato quindi è necessario farlo in combinazione con la parte antitetanica almeno, se non in combinazione con altri due, tre o quattro vaccini come risulta evidente da questo comunicato del 2014, quindi non è possibile definire se una reazione avversa possa essere o meno riconducibile alla componente antidifterica.
Durata dell’immunità da vaccinazione
Quando e se la vaccinazione conferisce immunità (vedesi i non-responder al vaccino), essa protegge dai soli effetti della tossina lasciando in realtà circolante il batterio, che nei vaccinati può sia portare ad una forma blanda di infezione che rimanere latente, attivo e contagioso verso i non vaccinati e gli immunodepressi sino a sei mesi – vedesi il caso di difterite avvenuto nel bambino di 6 anni in Spagna nel 2015.
L’immunità diminuisce nel corso del tempo e si dovrebbe ripetere un richiamo del vaccino ogni 10 anni circa. Un'altra eventualità potrebbe riguardare la diminuzione dell'immunità acquisita a causa della vaccinazione – esistono casi in cui alcune persone in seguito al vaccino non hanno più avuto alcuna o bassissima immunità.
In questo studio troviamo quanto segue: “Negli ultimi 10 anni c’è stata una serie di segnalazioni delle relazioni inerenti il riemergere o il persistere della difterite, senza un grande calo nel corso degli ultimi 25 anni. La patologia, che era comune tra i bambini sotto i cinque anni in passato, sta colpendo bambini più grandi ( 5-19 anni) ed adulti. La maggior parte dei casi segnalati sono di bambini che erano non immunizzati o parzialmente immunizzati contro la difterite [ … ] l’immunità acquisita tramite l’immunizzazione primaria diminuisce nella prima infanzia.”


Nota - Per un approfondimento più completo, vi rimando al seguente indirizzo dove viene spiegato il ruolo del ferro e della vitamina C in questa malattia - http://www.quival.it/foods-and-drugs/difterite-approfondimento.html
Fonti

L'epatite B

Epatite B: tra prevenzione e danni
Il virus dell’epatite B (Hbv), è un virus a Dna appartenente alla famiglia degli Hepadnaviridae. L’infezione da Hbv è, nella maggior parte dei casi, asintomatica, mentre l’evoluzione dell’infezione in malattia presenta esordio insidioso. Il tasso di letalità è pari a circa l’1%, ma la percentuale aumenta nelle persone con età superiore ai 40 anni.
Nell’adulto può cronicizzare in circa il 5-10% dei casi. Il rischio di cronicizzazione aumenta al diminuire dell’età in cui viene acquisita l’infezione; nel 20% dei casi l’epatite cronica può progredire in cirrosi epatica nell’arco di circa 5 anni. Il cancro al fegato (epatocarcinoma) è un’altra complicanza frequente dell’epatite cronica, soprattutto nei pazienti con cirrosi.
La sorgente d’infezione è rappresentata da soggetti affetti da malattia acuta o da portatori cronici, che presentano il virus nel sangue ma anche in altri liquidi biologici: saliva, bile, secreto nasale, latte materno, sperma, muco vaginale, ecc.
La trasmissione avviene:
  • attraverso il sangue (pertanto per via parenterale, apparente o non apparente)
  • per via sessuale
  • per via verticale da madre a figlio
L’epatite B viene trasmessa attraverso il sangue o i liquidi corporei quali sperma, secrezioni cervicali ed essudati delle ferite e la saliva di individui HbsAg-positivi.
Il sangue e il siero però contengono le concentrazioni più alte del virus e la saliva le concentrazioni più basse. Il liquido contaminato deve entrare a contatto col sangue attraverso la pelle (per via percutanea) o attraverso le membrane mucose, quindi se la cute è integra non vi sono rischi. Il periodo di incubazione varia fra 45 e 180 giorni, ma si attesta solitamente fra 60 e 90 giorni.
Dal punto di vista della prevenzione esiste un vaccino obbligatorio in Italia dal 1991. La vaccinazione è fortemente raccomandata per i gruppi di popolazione a maggior rischio d’infezione (tossicodipendenti, conviventi di portatori cronici, personale sanitario, ecc).

Vaccino: prevenzione o no?

Secondo i dati forniti dal progetto Seieva che dal 1985 segue, per l'Istituto Superiore di Sanità, l'andamento dei dati epidemiologici relativi alle epatiti virali in Italia, nella fascia d'età interessata dalla vaccinazione di massa il numero dei casi di epatite B ogni 100.000 abitanti è rimasto pressoché invariato per anni dopo il 1991. Già prima della vaccinazione di massa la malattia era in nettissima diminuzione. L'epatite B quindi non ha risentito minimamente, in quella fascia d'età, della vaccinazione di massa. E' interessante notare che questo trend è simile anche per le fasce d'età dove non è imposto l'obbligo.
Nel calo dei casi di epatite B hanno giocato un ruolo molto importante fattori come i controlli effettuati su sacche di sangue provenienti da donatori, il miglioramento di misure igieniche negli ospedali e campagne informative rivolte ai tossicodipendenti).
Bisogna sempre ricordare che il 5 - 10% delle persone non risponde alla vaccinazione con adeguati titoli anticorpali per cause genetiche, immunosoppressione, malattie croniche concomitanti. Ricordiamoci che i “non responder” veri sono diversi dai “waning anti-HBs responder”, persone in cui l'immunità decade nel tempo, nella migliore delle ipotesi si rimane coperti per 10-12 anni circa, come ci ricorda questa dispensa.

Reazioni avverse al vaccino anti-epatite B

Dal report del VAERS possiamo notare che nel periodo 1991 – 2001, “Hepatitis B (HEP) vaccine had the second highest distribution (>200 million net doses) but an overall reporting rate of 11,8 reports per 100 000 net doses distributed. “ - Il vaccino anti-epatite b fu il secondo maggiormente distribuito (>200 milioni di dosi) ma una segnalazione di reazioni avverse di circa 11,8 per 100.000 dosi DISTRIBUITE, quindi non quelle effettivamente usate, quindi il tasso potrebbe essere addirittura più alto. - 36.788 furono le reazioni avverse riportate nel periodo tra il 1992 ed il 2005, 14.800 delle quali erano così serie da comportare ospedalizzazione, rischio di morte o disabilità permanenti. Risultò anche un totale di 781 decessi.
  • La malattia celiaca rientra a quanto pare tra quelle patologie per cui, se anche si vaccinasse, si rischierebbe una mancata risposta adeguata al vaccino. Nel caso si segua una dieta gluten free si alzano le probabilità di avere una risposta adeguata, ma rimangono probabilità, come è evidente da questo studio.


Fonti

La poliomielite

La poliomielite: tra danni e problematiche

La poliomielite (1), o più comunemente detta polio, è una malattia infettiva causata da poliovirus, un virus a RNA appartenenti al genere Enterovirus. Esistono tre sierotipi di poliovirus: 1, 2 e 3. Le cellule umane sono provviste di specifici recettori proteici ai quali i poliovirus possono aderire e quindi penetrare nelle cellule suscettibili.
Il poliovirus si trasmette principalmente per via oro-fecale anche se all'inizio, per un periodo limitato, la trasmissione del virus può anche avvenire per via orale, tramite le goccioline di saliva (per esempio con un colpo di tosse o degli starnuti).
Solo l'1% circa delle infezioni si manifesta come malattia riconoscibile clinicamente (2), e quindi con la paralisi flaccida, casi in cui la moltiplicazione virale distrugge i neuroni motori che non rigenerano, portando inabilità funzionale dei muscoli interessati, anche se in alcuni casi è possibile recuperare la funzionalità muscolare in modo completo. Da questo link (3), si evince come solo il 5-10% dei casi possa ottenere un diagnosi e solo se evolve in meningite o forma paralitica, poiché solo in questi casi vengono effettuate le dovute analisi, confermato anche dal Ministero della Salute (4).
Della poliomielite è stato registrato l’ultimo caso negli USA nel 1979 ed in Italia nel 1982, dove attualmente risulta eradicata. L'Italia e l'Europa sono state ufficialmente certificate "polio-free" il 21 giugno 2002. Tutti i casi di polio segnalati in questi venti anni erano dovuti al vaccino orale (OPV) utilizzato fino al 2002, che ha provocato non pochi danneggiati.
Il vaccino risulta ancora obbligatorio (Legge 4 febbraio 1966, n° 51).
Ad oggi (giugno 2016) gli unici casi da virus selvaggi osservabili nel mondo li ritroviamo in Afghanistan e in Pakistan, tutti gli altri casi di paralisi sono tutti causati dai sierotipi contenuti nel vaccino orale ancora somministrato in molte parti del mondo.
Per vedere i dati aggiornati per quanto riguarda i casi di polio nel mondo, basta cliccare sul seguente link: http://www.polioeradication.org/Dataandmonitoring/Poliothisweek.aspx (5)

I vaccini antipoliomielite

Esistono due tipi di vaccino contro la poliomielite: il vaccino "Sabin" e il vaccino "Salk", dal nome degli studiosi che li hanno messi a punto. Il vaccino Sabin, è costituito da virus vivi attenuati mentre il vaccino Salk, è costituito da virus uccisi.
A partire dal 2002 in Italia viene utilizzato il vaccino Salk (N.d.r. Inattivato – IPV) - Il vaccino Salk contiene il virus della poliomielite ucciso e viene somministrato attraverso un'iniezione per via intramuscolare. Il Salk contiene formaldeide, sostanza accusata da tempo di essere cancerogena. Si può leggere sul PDR (Physician Desk Reference libro che raccoglie la descrizione dei benefici e degli effetti avversi dei farmaci attualmente in commercio che il vaccino non è stato testato per il suo potenziale cancerogeno e mutageno. Tutto questo, a fronte di una malattia che sta per essere dichiarata eradicata nel mondo. (6)


Controindicazioni alla somministrazione del vaccino

Indicazioni del Ministero della Salute - quando rimandare la vaccinazione
La vaccinazione antipoliomielitica deve essere temporaneamente rimandata se il bambino presenta una malattia febbrile acuta in atto o sotto terapia con corticosteroidi. Non deve essere somministrato alle persone che hanno gravi problemi di allergia ad antibiotici come la neomicina o la streptomicina. (7)


Eradicazione della polio: un processo molto complesso
Da questo studio (8), ritroviamo che la storia si ripete sempre e che la polio non può essere debellata. Nello stesso studio però ritroviamo un punto molto interessante:
“The history continued repeating itself all over the world wherever the poliomyelitis vaccines were used. Paralysis developed after BOTH injectable and oral polio vaccines.”
La storia ha continuato a ripetersi per più e più volte in tutto il mondo, laddove i vaccini antipolio venivano utilizzati. I casi di paralisi avvennero dopo ENTRAMBI i vaccini, sia inattivato che orale.
Nello stesso studio ritroviamo anche le seguenti affermazioni:
“In sostanza in questo studio si riferisce che la vaccinazione ha causato l'incidenza della poliomielite, soprattutto delle meningiti. Prima dell'introduzione della vaccinazione, il 99% dei casi riportati erano non paralitici, mentre con la vaccinazione di massa si ebbe un notevole aumento, fino ad arrivare addirittura a 50.000 casi ogni anno.”
Mentre la vaccinazione ha provocato danni, in nord Namibia è stato osservato che i bambini avevano sviluppato immunità naturale al virus selvaggio senza sviluppare paralisi.
La conclusione è alquanto shockante: “L'unico modo per eradicare la poliomielite paralitica è di smettere di vaccinare”.

La realtà nascosta dell'eradicazione

«Confirmed: India’s Polio Eradication Campaign in 2011 Caused 47,500 Cases of Vaccine-Induced Polio Paralysis» (9) Traduzione dall'articolo: “Inoltre, mentre l'India è stata libera dalla polio per un anno, c'è stato un enorme aumento di paralisi acuta flaccida non poliomielitica (NPAFP). Nel 2011 ci sono stati 47.500 casi in più di NPAFP. Clinicamente indistinguibile dalla paralisi della polio ma doppiamente mortale, l'incidenza della NPAFP è stata direttamente proporzionale alle dosi ricevute di vaccino orale contro la polio. Sebbene questi dati siano stati raccolti dal sistema di sorveglianza della polio, non sono stati oggetto di indagine. Il principio “primum non nocere” [per prima cosa non nuocere, un impegno formale che si assumono i medici al momento dell'abilitazione – N.d.T.], è stato violato.”


Fonti