venerdì 18 novembre 2016

La Difterite

La difterite: considerazioni generali

Le informazioni generiche sono su epicentro.iss.it: l’agente patogeno è il batterio Corynebacterium diphtheriae, del quale sono conosciute 4 varietà (var): mitis, intermedius, gravis ed infine belfanti, cui corrispondono almeno 57 sierotipi ed almeno 19 tipi fagici. L’incubazione dura dai due (2) ai cinque (5) giorni.
Quando l’infezione riguarda l’apparato orofaringeo, i primi sintomi sono mal di gola, perdita dell’appetito e febbre leggera: entro due o tre (2/3) giorni, sulla superficie delle tonsille e della gola si forma una caratteristica membrana grigiastra, dai margini infiammati, che può anche sanguinare e assumere un colore verdastro o nero. Altri sintomi associati all’infezione possono essere gonfiore del collo e ostruzione delle vie respiratorie. Generalmente la difterite ha un decorso benigno. Chi sviluppa la patologia viene trattato immediatamente con antitossina (se necessario) ed antibiotici (eritromicina o penicillina), quindi viene
messo in isolamento per evitare che contagi altre persone. In genere, già dopo due giorni di terapia non si è più contagiosi.
La tossina prodotta (identica per tutti le 4 principali varietà e nei 57 sierotipi di Corynebacterium diphtheriae) si diffonde attraverso il flusso ematico ed i suoi effetti avvengono sia localmente(interessando le prime vie respiratorie, formandovi placche e membrane che riducendo lo spazio per il passaggio dell’aria rendono difficoltosa la respirazione), sia a distanza dalla zona di infezione(soprattutto a livello cardiaco e sul sistema nervoso). Gli organi coinvolti localmente variano a seconda del sierotipo di batterio: il più diffuso colpisce gola, naso e talvolta le tonsille.
Nei Paesi con clima temperato si diffonde durante i mesi invernali, trasmettendosi per contatto diretto con una persona infetta o, più raramente, con oggetti contaminati da secrezioni delle lesioni di un paziente.
Qui potete trovare un approfondimento su tale patologia.
In Italia la vaccinazione antidifterica risulta obbligatoria per legge (Legge 6 giugno 1939, n° 891),può essere imposta con la forza solo se si tratta di incuria/maltrattamento.



Ritroviamo in questo studio quanto segue: “Il popolo eschimese è molto sensibile alle infezioni respiratorie superiori a contatto con il mondo esterno. Le infezioni batteriche ordinarie si verificano raramente. Difterite e scarlattina sono patologie clinicamente sconosciute. […] l’immunità alla malattia ed i test cutanei negativi dipendono dalla presenza di antitossine. Questo è interpretato come dovuto ad immunità ereditaria naturale dipendente da qualche meccanismo antitossico non specifico”


Vaccinazione antidifterica

Per quanto riguarda il vaccino antidifterico singolo dell'Istituto Sierologico dello Stato della Danimarca, possiamo leggere a questo link il bugiardino.
I problemi subentrano per il fatto che attualmente il vaccino in formulazione singola non viene importato quindi è necessario farlo in combinazione con la parte antitetanica almeno, se non in combinazione con altri due, tre o quattro vaccini come risulta evidente da questo comunicato del 2014, quindi non è possibile definire se una reazione avversa possa essere o meno riconducibile alla componente antidifterica.
Durata dell’immunità da vaccinazione
Quando e se la vaccinazione conferisce immunità (vedesi i non-responder al vaccino), essa protegge dai soli effetti della tossina lasciando in realtà circolante il batterio, che nei vaccinati può sia portare ad una forma blanda di infezione che rimanere latente, attivo e contagioso verso i non vaccinati e gli immunodepressi sino a sei mesi – vedesi il caso di difterite avvenuto nel bambino di 6 anni in Spagna nel 2015.
L’immunità diminuisce nel corso del tempo e si dovrebbe ripetere un richiamo del vaccino ogni 10 anni circa. Un'altra eventualità potrebbe riguardare la diminuzione dell'immunità acquisita a causa della vaccinazione – esistono casi in cui alcune persone in seguito al vaccino non hanno più avuto alcuna o bassissima immunità.
In questo studio troviamo quanto segue: “Negli ultimi 10 anni c’è stata una serie di segnalazioni delle relazioni inerenti il riemergere o il persistere della difterite, senza un grande calo nel corso degli ultimi 25 anni. La patologia, che era comune tra i bambini sotto i cinque anni in passato, sta colpendo bambini più grandi ( 5-19 anni) ed adulti. La maggior parte dei casi segnalati sono di bambini che erano non immunizzati o parzialmente immunizzati contro la difterite [ … ] l’immunità acquisita tramite l’immunizzazione primaria diminuisce nella prima infanzia.”


Nota - Per un approfondimento più completo, vi rimando al seguente indirizzo dove viene spiegato il ruolo del ferro e della vitamina C in questa malattia - http://www.quival.it/foods-and-drugs/difterite-approfondimento.html
Fonti

L'epatite B

Epatite B: tra prevenzione e danni
Il virus dell’epatite B (Hbv), è un virus a Dna appartenente alla famiglia degli Hepadnaviridae. L’infezione da Hbv è, nella maggior parte dei casi, asintomatica, mentre l’evoluzione dell’infezione in malattia presenta esordio insidioso. Il tasso di letalità è pari a circa l’1%, ma la percentuale aumenta nelle persone con età superiore ai 40 anni.
Nell’adulto può cronicizzare in circa il 5-10% dei casi. Il rischio di cronicizzazione aumenta al diminuire dell’età in cui viene acquisita l’infezione; nel 20% dei casi l’epatite cronica può progredire in cirrosi epatica nell’arco di circa 5 anni. Il cancro al fegato (epatocarcinoma) è un’altra complicanza frequente dell’epatite cronica, soprattutto nei pazienti con cirrosi.
La sorgente d’infezione è rappresentata da soggetti affetti da malattia acuta o da portatori cronici, che presentano il virus nel sangue ma anche in altri liquidi biologici: saliva, bile, secreto nasale, latte materno, sperma, muco vaginale, ecc.
La trasmissione avviene:
  • attraverso il sangue (pertanto per via parenterale, apparente o non apparente)
  • per via sessuale
  • per via verticale da madre a figlio
L’epatite B viene trasmessa attraverso il sangue o i liquidi corporei quali sperma, secrezioni cervicali ed essudati delle ferite e la saliva di individui HbsAg-positivi.
Il sangue e il siero però contengono le concentrazioni più alte del virus e la saliva le concentrazioni più basse. Il liquido contaminato deve entrare a contatto col sangue attraverso la pelle (per via percutanea) o attraverso le membrane mucose, quindi se la cute è integra non vi sono rischi. Il periodo di incubazione varia fra 45 e 180 giorni, ma si attesta solitamente fra 60 e 90 giorni.
Dal punto di vista della prevenzione esiste un vaccino obbligatorio in Italia dal 1991. La vaccinazione è fortemente raccomandata per i gruppi di popolazione a maggior rischio d’infezione (tossicodipendenti, conviventi di portatori cronici, personale sanitario, ecc).

Vaccino: prevenzione o no?

Secondo i dati forniti dal progetto Seieva che dal 1985 segue, per l'Istituto Superiore di Sanità, l'andamento dei dati epidemiologici relativi alle epatiti virali in Italia, nella fascia d'età interessata dalla vaccinazione di massa il numero dei casi di epatite B ogni 100.000 abitanti è rimasto pressoché invariato per anni dopo il 1991. Già prima della vaccinazione di massa la malattia era in nettissima diminuzione. L'epatite B quindi non ha risentito minimamente, in quella fascia d'età, della vaccinazione di massa. E' interessante notare che questo trend è simile anche per le fasce d'età dove non è imposto l'obbligo.
Nel calo dei casi di epatite B hanno giocato un ruolo molto importante fattori come i controlli effettuati su sacche di sangue provenienti da donatori, il miglioramento di misure igieniche negli ospedali e campagne informative rivolte ai tossicodipendenti).
Bisogna sempre ricordare che il 5 - 10% delle persone non risponde alla vaccinazione con adeguati titoli anticorpali per cause genetiche, immunosoppressione, malattie croniche concomitanti. Ricordiamoci che i “non responder” veri sono diversi dai “waning anti-HBs responder”, persone in cui l'immunità decade nel tempo, nella migliore delle ipotesi si rimane coperti per 10-12 anni circa, come ci ricorda questa dispensa.

Reazioni avverse al vaccino anti-epatite B

Dal report del VAERS possiamo notare che nel periodo 1991 – 2001, “Hepatitis B (HEP) vaccine had the second highest distribution (>200 million net doses) but an overall reporting rate of 11,8 reports per 100 000 net doses distributed. “ - Il vaccino anti-epatite b fu il secondo maggiormente distribuito (>200 milioni di dosi) ma una segnalazione di reazioni avverse di circa 11,8 per 100.000 dosi DISTRIBUITE, quindi non quelle effettivamente usate, quindi il tasso potrebbe essere addirittura più alto. - 36.788 furono le reazioni avverse riportate nel periodo tra il 1992 ed il 2005, 14.800 delle quali erano così serie da comportare ospedalizzazione, rischio di morte o disabilità permanenti. Risultò anche un totale di 781 decessi.
  • La malattia celiaca rientra a quanto pare tra quelle patologie per cui, se anche si vaccinasse, si rischierebbe una mancata risposta adeguata al vaccino. Nel caso si segua una dieta gluten free si alzano le probabilità di avere una risposta adeguata, ma rimangono probabilità, come è evidente da questo studio.


Fonti

La poliomielite

La poliomielite: tra danni e problematiche

La poliomielite (1), o più comunemente detta polio, è una malattia infettiva causata da poliovirus, un virus a RNA appartenenti al genere Enterovirus. Esistono tre sierotipi di poliovirus: 1, 2 e 3. Le cellule umane sono provviste di specifici recettori proteici ai quali i poliovirus possono aderire e quindi penetrare nelle cellule suscettibili.
Il poliovirus si trasmette principalmente per via oro-fecale anche se all'inizio, per un periodo limitato, la trasmissione del virus può anche avvenire per via orale, tramite le goccioline di saliva (per esempio con un colpo di tosse o degli starnuti).
Solo l'1% circa delle infezioni si manifesta come malattia riconoscibile clinicamente (2), e quindi con la paralisi flaccida, casi in cui la moltiplicazione virale distrugge i neuroni motori che non rigenerano, portando inabilità funzionale dei muscoli interessati, anche se in alcuni casi è possibile recuperare la funzionalità muscolare in modo completo. Da questo link (3), si evince come solo il 5-10% dei casi possa ottenere un diagnosi e solo se evolve in meningite o forma paralitica, poiché solo in questi casi vengono effettuate le dovute analisi, confermato anche dal Ministero della Salute (4).
Della poliomielite è stato registrato l’ultimo caso negli USA nel 1979 ed in Italia nel 1982, dove attualmente risulta eradicata. L'Italia e l'Europa sono state ufficialmente certificate "polio-free" il 21 giugno 2002. Tutti i casi di polio segnalati in questi venti anni erano dovuti al vaccino orale (OPV) utilizzato fino al 2002, che ha provocato non pochi danneggiati.
Il vaccino risulta ancora obbligatorio (Legge 4 febbraio 1966, n° 51).
Ad oggi (giugno 2016) gli unici casi da virus selvaggi osservabili nel mondo li ritroviamo in Afghanistan e in Pakistan, tutti gli altri casi di paralisi sono tutti causati dai sierotipi contenuti nel vaccino orale ancora somministrato in molte parti del mondo.
Per vedere i dati aggiornati per quanto riguarda i casi di polio nel mondo, basta cliccare sul seguente link: http://www.polioeradication.org/Dataandmonitoring/Poliothisweek.aspx (5)

I vaccini antipoliomielite

Esistono due tipi di vaccino contro la poliomielite: il vaccino "Sabin" e il vaccino "Salk", dal nome degli studiosi che li hanno messi a punto. Il vaccino Sabin, è costituito da virus vivi attenuati mentre il vaccino Salk, è costituito da virus uccisi.
A partire dal 2002 in Italia viene utilizzato il vaccino Salk (N.d.r. Inattivato – IPV) - Il vaccino Salk contiene il virus della poliomielite ucciso e viene somministrato attraverso un'iniezione per via intramuscolare. Il Salk contiene formaldeide, sostanza accusata da tempo di essere cancerogena. Si può leggere sul PDR (Physician Desk Reference libro che raccoglie la descrizione dei benefici e degli effetti avversi dei farmaci attualmente in commercio che il vaccino non è stato testato per il suo potenziale cancerogeno e mutageno. Tutto questo, a fronte di una malattia che sta per essere dichiarata eradicata nel mondo. (6)


Controindicazioni alla somministrazione del vaccino

Indicazioni del Ministero della Salute - quando rimandare la vaccinazione
La vaccinazione antipoliomielitica deve essere temporaneamente rimandata se il bambino presenta una malattia febbrile acuta in atto o sotto terapia con corticosteroidi. Non deve essere somministrato alle persone che hanno gravi problemi di allergia ad antibiotici come la neomicina o la streptomicina. (7)


Eradicazione della polio: un processo molto complesso
Da questo studio (8), ritroviamo che la storia si ripete sempre e che la polio non può essere debellata. Nello stesso studio però ritroviamo un punto molto interessante:
“The history continued repeating itself all over the world wherever the poliomyelitis vaccines were used. Paralysis developed after BOTH injectable and oral polio vaccines.”
La storia ha continuato a ripetersi per più e più volte in tutto il mondo, laddove i vaccini antipolio venivano utilizzati. I casi di paralisi avvennero dopo ENTRAMBI i vaccini, sia inattivato che orale.
Nello stesso studio ritroviamo anche le seguenti affermazioni:
“In sostanza in questo studio si riferisce che la vaccinazione ha causato l'incidenza della poliomielite, soprattutto delle meningiti. Prima dell'introduzione della vaccinazione, il 99% dei casi riportati erano non paralitici, mentre con la vaccinazione di massa si ebbe un notevole aumento, fino ad arrivare addirittura a 50.000 casi ogni anno.”
Mentre la vaccinazione ha provocato danni, in nord Namibia è stato osservato che i bambini avevano sviluppato immunità naturale al virus selvaggio senza sviluppare paralisi.
La conclusione è alquanto shockante: “L'unico modo per eradicare la poliomielite paralitica è di smettere di vaccinare”.

La realtà nascosta dell'eradicazione

«Confirmed: India’s Polio Eradication Campaign in 2011 Caused 47,500 Cases of Vaccine-Induced Polio Paralysis» (9) Traduzione dall'articolo: “Inoltre, mentre l'India è stata libera dalla polio per un anno, c'è stato un enorme aumento di paralisi acuta flaccida non poliomielitica (NPAFP). Nel 2011 ci sono stati 47.500 casi in più di NPAFP. Clinicamente indistinguibile dalla paralisi della polio ma doppiamente mortale, l'incidenza della NPAFP è stata direttamente proporzionale alle dosi ricevute di vaccino orale contro la polio. Sebbene questi dati siano stati raccolti dal sistema di sorveglianza della polio, non sono stati oggetto di indagine. Il principio “primum non nocere” [per prima cosa non nuocere, un impegno formale che si assumono i medici al momento dell'abilitazione – N.d.T.], è stato violato.”


Fonti

Falsi miti: vaccini e immunità di gregge

I vaccini e l'immunità di gregge
L'immunizzazione attiva (o vaccinazione) contro le infezioni si basa sulla somministrazione di una piccolissima quantità di un agente infettivo inattivato (virus o batterio, ucciso o attenuato) o di componenti del microorganismo resi sicuri (come antigeni importanti o sostanze che alcuni microorganismi producono) o di proteine ottenute sinteticamente. In questo modo si evoca una risposta immunologica (immunità umorale e cellulare) simile a quella prodotta dall’infezione naturale senza causare la malattia e le sue complicanze. (1)
In teoria quindi chi è vaccinato dovrebbe essere protetto dalla malattia e dalle sue conseguenze, andando incontro a bassi rischi derivanti dalla vaccinazione.
Il principio sfruttato dalla vaccinazione è quello della memoria immunologica, cioè la speciale capacità del nostro sistema immunitario di ricordare le sostanze estranee, tra cui i microorganismi di diversa provenienza, che hanno attaccato il nostro organismo e contro le quali vengono prodotti anticorpi specifici. La vaccinazione simula il primo contatto con l’agente infettivo per stimolare il sistema immunitario e aumentare la concentrazione di cellule e anticorpi specifici in modo che se il microorganismo viene effettivamente incontrato dovrebbe essere neutralizzato.
Con la vaccinazione, in alcuni casi i batteri e i virus sono introdotti nell'organismo già uccisi, quindi non più in grado di causare malattia ma ancora sufficienti a stimolare una risposta immunologica. In altri casi i batteri e i virus sono invece attenuati, ossia non uccisi ma modificati in modo che non possano scatenare la malattia, in teoria. Esempi di vaccini attenuati sono il vaccino Sabin contro la poliomielite e il vaccino contro il morbillo, la parotite e la rosolia (Mpr). In alcuni casi, si utilizzano le sostanze tossiche prodotte dai microorganismi che vengono inattivate prima dell'introduzione nel nostro organismo, come nel caso del vaccino antitetanico e dell'antidifterico. A volte si utilizzano componenti della superficie dei virus o della capsula esterna dei batteri, come nel caso dell'Haemophilus influenzae di tipo b. Infine, una serie di vaccini prevede l'utilizzo di proteine sintetiche, ottenute in laboratorio e che simulano componenti dei virus, come è il caso dell'epatite B o della pertosse. Alle componenti batteriche e virali vengono aggiunti, nella composizione dei vaccini, diversi coadiuvanti per favorirne l'efficacia, prevenirne la contaminazione da parte di altri agenti microbici e stimolare le difese immunitarie dell'organismo vaccinato.
Le vaccinazioni non proteggono per tutta la vita per cui anche se non sono previsti richiami oltre al ciclo di base, molti adulti possono risultare scoperti, come ad esempio per la polio (2). Alcune vaccinazioni, come quella per il tetano, richiedono l’esecuzione di una o più dosi di richiamo dato che la protezione decade con il tempo anche se molti soggetto risultarono in alcuni studi protetti dopo oltre trent'anni dal ciclo primario senza aver effettuato richiami. In caso di epidemie o dell'insorgenza di casi di malattia nella comunità, i soggetti vaccinati dovrebbero avere probabilità molto minori di contrarre l’infezione. Il vantaggio è solo personale però. Infatti, si pensa che per le malattie infettive che si trasmettono da persona a persona, se la percentuale di soggetti vaccinati all’interno di una comunità o popolazione è sufficientemente elevata, la trasmissione dell’agente infettivo nella popolazione è ridotta e anche i soggetti che non possono ricevere il vaccino risultano protetti da quella che viene definita una “immunità di gregge”, cioè dalla bassa possibilità di diffusione della malattia, e quindi di contagio.


La teoria dell'immunità di gregge
Il concetto di “immunità di gregge” però compare per la prima volta negli anni trenta del novecento, quando nella ricerca di Arthur Hedrich della Johns Hopkins University, pubblicata nel maggio 1933 sul "American Journal of Epidemiology" scoprì che, dopo che buona parte della popolazione di Baltimora aveva contratto il morbillo e quindi era diventata immune al morbillo, anche il resto della popolazione, o “gregge”, era protetta. (3)
Egli aveva studiato i modelli di morbillo presentatisi negli Stati Uniti tra il 1900 e il 1931 (quindi molti anni prima della realizzazione dei vaccini contro il morbillo) e osservò che le epidemie della malattia si verificavano solo quando meno del 68% dei bambini aveva sviluppato un'immunità naturale ad essa.
Questa era basata sul principio che i bambini costruiscono la propria immunità solo dopo aver avuto od essere stati esposti alla malattia. La teoria della “herd immunity” era costruita, infatti, su processi di immunizzazione alla malattia del tutto naturali e non aventi niente a che fare con la vaccinazione: se almeno il 68% della popolazione è in grado di costruire autonomamente le proprie difese naturali, non si manifesterebbe nessuna epidemia. (4)
Più tardi i vaccinologi hanno adottato la ricerca e aumentato la cifra dal 68% al 95% senza alcuna giustificazione scientifica del perché e poi hanno dichiarato che ci doveva essere la copertura vaccinale del 95% per poter ottenere l'immunità. In sostanza, hanno preso lo studio di Hedrich e lo hanno manipolato per promuovere i programmi di vaccinazione.
Tale teoria non può essere applicata all'immunità vaccinale per semplici motivi: non immunizza il 100% delle persone vaccinate, non conferisce immunità per tutta la vita, infatti necessita di richiami costanti, stabiliti però in base a medie statistiche, ed infine in alcuni casi gli stessi vaccinati possono rappresentare un pericolo concreto per coloro che non possono essere vaccinati.
In uno studio (5) ritroviamo che è stato effettuato un modello per confrontare le percentuali della popolazione suscettibile al morbillo prima e dopo le campagne di vaccinazione. Lo studio evidenzia come prima della vaccinazione di massa solamente il 10,6% dei bambini al di sotto dei 10 anni risultassero suscettibili alla malattia. Le vaccinazioni hanno abbassato le percentuali al 3,1% dal 1978 al 1981, per poi però iniziare a salire, fino ad arrivare ad una stima del 10,9% entro il 2050.
Che cosa significa? Significa che le persone suscettibili alla malattia non saranno più soltanto bambini, ma anche altre persone nelle più diverse fasce d'età, criticità fino ad ora accantonata vista l'alta immunità naturale presente negli adulti. L'autore mette quindi in guardia le istituzioni sanitarie americane sul fatto che entro il 2050 moltissime persone di tutte le fasce di età saranno suscettibili, in percentuali molto maggiori al 10,6% dell'era prevaccinale, senza nemmeno considerare che l'immunità da vaccino non dura a vita.
In queste due fonti (6) (7) si evince invece che i vaccinati stessi possono comportare rischi a chi non può essere vaccinato. Ricordiamo infine che lo stesso CDC americano ammette che “..dopo una vaccinazione i virus prolificano e causano una infezione non pericolosa NEL VACCINATO”, ma non in chi lo circonda.
Fonti





Somministrazione di un vaccino

Procedura per la somministrazione di un vaccino

Nel precedente post ho parlato di vaccini e immunità di gregge, per chi se lo fosse perso, questo è il link. Parliamo ora della procedura di somministrazione di un vaccino, non solo pediatrico. Essendo una pratica medica diffusa su tutto il territorio in teoria ogni regione dovrebbe avere una prassi da seguire oppure una prassi dettata dal Ministero della Salute con linee guida valide per il territorio nazionale. Una prassi che riduca al minimo possibile il rischio di danni o errori umani – alla fine si tratta pur sempre di un intervento medico di profilassi preventiva in persone sane.
Dopo una lunga ricerca constato con grande disappunto che l'unico file online abbastanza aggiornato appartiene alla regione Veneto, unica regione senza obbligo di vaccinazione, essendo stato sospeso nel 2007. Questo è il link per il file in PDF, datato 2011.
Da questo file possiamo leggere che la prassi prevede:
  • Prassi prima di vaccinare - La prima cosa che bisogna fare è controllare la temperatura del frigorifero, i lotti, il carrello dei farmaci e impostare il software delle vaccinazione (compreso il nome degli operatori presenti).
    Il personale sanitario, prima della somministrazione, deve sempre controllare lo stato vaccinale del soggetto (nella documentazione in archivio o in quella presentata dal paziente). Procede poi alla somministrazione delle vaccinazioni e quindi informa i genitori del vaccinato circa i più comuni provvedimenti da assumere in caso di eventuali effetti collaterali e/o reazioni avverse, anche avvalendosi del materiale informativo specificatamente predisposto, inclusa la segnalazione al servizio per l’eventuale gestione del caso e la successiva trasmissione al sistema nazionale di farmacovigilanza. Durante le sedute vaccinali vanno rispettate scrupolosamente tutte le misure di igiene personale; in particolare le mani del vaccinatore dovranno essere lavate dopo ogni intervento. Prima di ogni somministrazione il personale vaccinatore deve controllare che il prodotto da utilizzare corrisponda al vaccino da inoculare non fidandosi esclusivamente di osservare forma e colore delle confezioni esterne; deve controllare altresì la data di scadenza, il colore e l’aspetto del preparato.
  • Informare - Il personale sanitario incaricato lo accoglie e verifica se i genitori (o l’assistito) hanno ricevuto l’Opuscolo informativo regionale sulle vaccinazioni e ne hanno adeguatamente preso visione - in caso negativo ne fornisce copia; se i genitori (o l’assistito) hanno ricevuto adeguate informazioni dal pediatra di famiglia o dal medico di famiglia; se i genitori (o l’assistito) sono in possesso di documentazione relativa ad eventuali vaccinazioni già eseguite (in sede o altrove).
    L’informazione deve essere comprensibile, evitando di ricorrere, per quanto possibile, a termini medici non alla portata di tutti. Particolare attenzione deve essere dedicata all’informazione in occasione della prima vaccinazione: il colloquio deve essere sempre un momento di dialogo, volto alla condivisione delle scelte. Nelle sedute successive oltre all’informazione specifica dovranno essere rilevate eventuali reazioni avverse alle precedenti somministrazioni e anticipati gli appuntamenti futuri.
  • La scheda anamnestica e verifiche correlate - Vanno riportate la sede e la modalità di esecuzione della vaccinazione: l’annotazione della sede di somministrazione risulta importante per la rilevazione degli eventuali effetti collaterali locali in caso di somministrazioni multiple – questo per semplificare la segnalazione di sospetta reazione avversa in caso servissero i dati. La scheda va firmata dal sanitario che ha raccolto l’anamnesi e anche dal sanitario che ha eseguito la vaccinazione, indicando anche il medico responsabile della seduta vaccinale.
    Se il soggetto da vaccinare ha già avuto precedenti accessi al Servizio, la raccolta dei dati anamnestici andrà registrata sulla scheda già esistente e agli atti dell’ambulatorio vaccinale. In particolare, il personale sanitario incaricato non medico verifica l’eventuale comparsa di effetti collaterali dopo le precedenti vaccinazioni.
    Qualora l’anamnesi non metta in evidenza problemi sanitari di rilievo il personale sanitario conclude per l’idoneità alla vaccinazione. Nel caso emergano incertezze o problemi sanitari specifici, il personale sanitario consulterà il medico responsabile per la seduta vaccinale, che assumerà la decisione definitiva (vaccinazione, rinvio, esonero, eventuali consultazione di altri specialisti).
    La consultazione del medico e le conseguenti decisioni di rilievo, andranno annotate sulla scheda anamnestica (o sulla scheda di vaccinazione), così come ulteriori richieste specialistiche o documentali.
    E’ necessario aver cura di comunicare al medico curante o al pediatra del soggetto da vaccinare decisioni difformi al calendario previsto. Ogni valutazione sull’idoneità alla vaccinazione deve essere fatta in sede ambulatoriale e non telefonicamente.
  • Quando il soggetto da vaccinare si presenta al servizio vaccinale, il personale sanitario non medico:
    • verifica i dati e lo stato vaccinale del soggetto sulla scheda di vaccinazione;
    • verifica il contenuto del libretto delle vaccinazioni e/o del libretto sanitario individuale o altra documentazione;
    • presenta le vaccinazioni previste dal calendario di vaccinazione, verificando che le principali informazioni necessarie per esprimere un’adesione consapevole siano state correttamente comunicate;
    • offre attivamente (o comunque comunica la possibilità di eseguire) le altre vaccinazioni raccomandate;
    • risponde alle richieste di chiarimenti da parte dei genitori promuovendone gli aspetti positivi sul piano individuale e collettivo; favorisce il colloquio dei genitori con il medico della sede vaccinale a fronte di richieste di chiarimenti complesse;
    • sensibilizza sull’importanza di registrare sul libretto personale o altro documento le somministrazioni ricevute.
    Nei casi complicati, qualora lo ritenga necessario, il medico responsabile della seduta vaccinale richiede la consulenza specialistica, in regime di esenzione ticket, curando direttamente le prenotazioni al fine di creare il minimo disagio per l’utente.
    L’esenzione ticket deve essere applicata a tutte le vaccinazioni raccomandate, facenti parte dei livelli essenziali di assistenza (LEA), in quanto eseguite a tutela del prevalente interesse della collettività.
    Qualora si ritenga necessario somministrare la vaccinazione in ambiente protetto, il medico provvederà anche per l'organizzazione dell'accesso ospedaliero. E’ buona regola comunicare e motivare le proprie decisioni con il medico curante o il pediatra.
    Esonero - In caso di controindicazione temporanea a lungo termine o di controindicazione assoluta il medico responsabile della seduta vaccinale cura l’acquisizione agli atti di tutta la documentazione clinica, decide per l'eventuale esonero, aggiorna la scheda individuale in modo chiaro ed evidente e la firma.
    In presenza di controindicazione temporanea o di precauzione, il personale sanitario non medico incaricato, valutata la documentazione o le condizioni cliniche, se necessario in collaborazione con il medico responsabile della seduta vaccinale, fissa la data del nuovo appuntamento o concorda le modalità per stabilire l’accesso successivo.
  • Tempi di attesa - Dopo l’esecuzione delle vaccinazioni il personale sanitario deve invitare i genitori del vaccinato a sostare di norma per 15 minuti circa negli spazi d’attesa della sede vaccinale, allo scopo di intervenire immediatamente nel caso di reazioni avverse a rapida insorgenza. Il periodo di osservazione va prolungato a 30 minuti in caso di rilevazione, all’anamnesi, di gravi allergie a sostanze non presenti nei vaccini (alimenti, farmaci, ecc.), o di precedenti di allergie lievi allo specifico vaccino o ai suoi costituenti.
  • La documentazione - delle vaccinazioni somministrate è importante per garantire che le persone siano state effettivamente ed adeguatamente vaccinate e per evitare ritardi vaccinali o somministrazioni ingiustificate. Ogni somministrazione perciò deve essere registrata correttamente su apposite schede individuali o su registri cartacei o computerizzati. La registrazione, oltre a contenere i dati anagrafici del soggetto vaccinato e la data di somministrazione, deve riportare tutti gli elementi essenziali per identificare in ogni momento il vaccino utilizzato; deve comprendere il nome dell’operatore sanitario che ha effettuato la somministrazione e del Medico responsabile della seduta vaccinale.
    Tale pratica è indispensabile anche per la possibilità di comparsa di eventi avversi o la richiesta di indennizzo per danni da vaccinazione (Legge 210/92). La data ed il tipo di vaccino somministrato devono essere registrati anche sul libretto personale del vaccinato. Per la segnalazione di sospetta reazione avversa, ecco il link al PDF della corretta prassi.
    Per i soggetti non residenti, è necessario documentare nelle schede, o nei registri vaccinali, i risultati di eventuali test sierologici relativi a malattie prevenibili con vaccino.
    Nel caso leggendo vi siate accorti di inesattezze nel vostro libretto, dal seguente link potete trovare il percorso da seguire per ottenere i dati mancanti.
  • Difformità, errori o problematiche - In ciascuna sede vaccinale viene nominato un Responsabile della somministrazione e della registrazione delle vaccinazioni il quale è garante della conformità delle attività di somministrazione e registrazione delle vaccinazioni. Qualora in una delle attività oggetto della presente procedura si riscontri una significativa situazione di difformità, tutto il personale sanitario incaricato (medico e non medico) deve procedere con una segnalazione scritta al Medico del centro vaccinale e ne archivia una copia nel registro delle “non conformità”, assegnandole un numero identificativo progressivo.
    Il Medico del centro vaccinale esaminerà semestralmente le schede del Registro delle “non conformità” per verificare che siano state risolte, in caso contrario effettuerà un riesame delle cause che hanno determinato situazioni difformi rimaste irrisolte. Annualmente riporta al Responsabile per la somministrazione e registrazione delle vaccinazioni l’esito della sua valutazione sulle schede raccolte nel Registro per condividere un’eventuale revisione della procedura.
    Il Responsabile per la somministrazione e registrazione delle vaccinazioni provvede ad aggiornare tempestivamente i “Riferimenti” presenti in questa procedura ogni qual volta i documenti, le linee guida ed ogni altra informazione qui contenuta necessiti di essere sostituita, integrata, aggiunta e/o modificata.

Nota personale – Constato con grandissimo rammarico che purtroppo online vi sono pochissime informazioni in merito a tale pratica e che l'unica abbastanza valida appartenga ad una regione, il Veneto, dove dal 2007 i vaccini non sono più obbligatori. Rimane pur sempre un file datato 2011 e che non è stato più aggiornato.
Spero che queste informazioni siano utili e che ognuno, nel proprio piccolo, le possa segnalare alla propria azienda sanitaria di riferimento per cercare di chiedere maggior trasparenza, correttezza e precisione – qui si parla della nostra salute e dei nostri figli – pretendere garanzie è un dovere.
http://iononvaccino.blogspot.com/2016/07/proceduraper-la-somministrazione-di-un.html

Fonti